Ogni giorno siamo circondati dal paesaggio, eppure spesso non ci facciamo caso. Ci accorgiamo della sua bellezza solo quando organizziamo un viaggio, quando andiamo in vacanza o quando un tramonto spettacolare ci costringe ad alzare lo sguardo. Ma il paesaggio è sempre lì, anche nelle piccole cose: nella luce che cambia durante il giorno, nelle ombre, nei riflessi, tutto muta continuamente.

La fotografia non è solo un modo per ricordare un bel posto o per collezionare immagini da condividere, è soprattutto un’occasione per fermarsi un attimo e guardare davvero ciò che ci circonda. Quando inquadriamo una scena con la fotocamera o anche solo con lo sguardo, stiamo facendo una scelta: cosa vogliamo vedere? Cosa ci colpisce? Perché? Ma fotografare raramente è una questione mentale, direi che è piuttosto un’azione istintiva, premere il pulsante di scatto per catturare una visione che ci emoziona.

In un certo senso, fotografare un paesaggio significa anche fotografare noi stessi. La fotografia diventa così uno specchio dei nostri pensieri, delle nostre emozioni, del nostro modo di stare nel mondo.

Non serve essere fotografi professionisti per vivere questa esperienza. Basta rallentare, osservare e, se si vuole, scattare una fotografia. Il paesaggio ci parla ogni giorno: sta a noi decidere se vogliamo ascoltarlo.