Irusu – Fingere di non essere in casa quando qualcuno bussa alla porta
La parola è composta da 居 (i, iru) → “essere presente, abitare” e 留守 (rusu) → “essere assente”, quindi, letteralmente, significa “essere presente ma fare finta di essere assente”. Non so se vi è mai capitato di essere a casa, in una di quelle giornate senza particolari impegni, senza aver programmato nulla, senza appuntamenti o scadenze. Prendete un libro, vi fate un té o un caffé, e iniziate a leggere -o a rileggere- qualche pagina. Improvvisamente suonano alla porta. Automaticamente scattate verso l’ingresso, ma mentre state per aprire qualcosa vi blocca. Il pensiero di dover affrontare un qualche venditore, il vicino in carenza di zucchero, un amico in carenza di attenzioni vi paralizza, cominciate a respirare più lentamente e con un passo tipo Willy il Coyote di avvicinate alla porta, appoggiate la schiena e scivolate giù, fino a sedervi per terra. Silenzio. Il campanello suona ancora, seguito da un toc-toc prima discreto, poi più insistente, ma voi, rallentando ancora il ritmo del respiro alzate il libro, e poi bevete un sorso di caffè. L’atmosfera in casa si fa immota, e aspettate con pazienza che l’inatteso visitatore si allontani.
Fingere di non esserci
Per i giapponesi “irusu” rappresenta una forma di “evasione sociale” che riflette la delicatezza e la complessità dell’interazione tra le persone, per noi occidentali potrebbe essere più semplicemente il desiderio di ritagliare uno spazio di riflessione all’interno delle mura domestiche, una maniera inconsueta e comunque rara di vivere nella propria casa, dove solitamente si è sempre impegnati a sbrigare le solite faccende, nel poco tempo libero dal lavoro che spesso ci rimane. Ogni tanto un poco di egoismo è necessario per ricaricare le batterie 🙂