AGE-OTORI: una persona che, dopo aver tagliato i capelli, fresca fresca di parrucchiere, si sente più brutta di prima, ovvero il peggioramento dopo un tentativo di miglioramento.
Descrivere emozioni e stati d’animo è una faccenda complicata, non è semplice parlare di ciò che si prova in termini semplici e comprensibili. I giapponesi sono probabilmente il popolo che ha saputo descrivere meglio un insieme di situazioni particolari, di emozioni legate a fatti ed azioni precise, spesso azioni quotidiane e di routine, oppure legate ai difetti e ai limiti che accompagnano e definiscono tutto ciò che è vivo e umano. Queste parole sono intraducibili in altre lingue, e per spiegare il loro significato si è costretti ad usare una descrizione più articolata. Insomma, parole come Age-otori oppure Komorebi sono splendidi riassunti che mi incuriosiscono e mi hanno fatto venir voglia di tradurli in fotografie. Ho iniziato con Age-otori, che descrive il senso di sconforto dopo un taglio di capelli. L’aspettativa viene spesso delusa, pensavo di trasformarmi in Brad Pitt e invece mi ritrovo come un umarell.
Age-otori (上げ劣り) descrive la sensazione di apparire o sentirsi peggio dopo aver cercato di migliorare il proprio aspetto. L’esempio classico è quando una persona si fa un taglio di capelli pensando di migliorare il proprio look, ma il risultato finale è deludente o addirittura peggiore di prima.
- Age (上げ) significa “sollevare” o “migliorare”.
- Otori (劣り) significa “peggiorare” o “essere inferiore”.
L’idea dietro age-otori è che, nonostante un tentativo consapevole di miglioramento, il risultato finale sia insoddisfacente o addirittura disastroso, un concetto profondamente giapponese.
Age-otori è strettamente legato alla cultura giapponese, che enfatizza l’armonia, la discrezione e l’importanza di evitare passi falsi nell’apparenza e nel comportamento sociale. In Giappone, l’estetica e l’immagine personale sono aspetti importanti della vita quotidiana, sia nel mondo del lavoro che nelle relazioni sociali. Un errore nel proprio aspetto, come un taglio di capelli sbagliato, può essere motivo di imbarazzo e persino di autoconsapevolezza negativa.
Esempi di age-otori nella vita quotidiana
- Un nuovo taglio di capelli che non dona al viso e fa sembrare la persona meno attraente di prima.
- Un trucco o un abbigliamento scelto per migliorare il proprio aspetto, ma che risulta innaturale o poco adatto.
- Un restyling di casa o di un oggetto che finisce per rovinare l’estetica originale.
- Un intervento estetico che invece di ringiovanire dà un effetto artificiale o innaturale.
Il concetto riflette anche un tratto culturale giapponese: la paura di sbagliare e il desiderio di mantenere un’immagine coerente e accettata socialmente. A differenza di altre culture in cui gli errori estetici possono essere visti con leggerezza o umorismo, in Giappone un fallimento nell’apparenza può generare imbarazzo e autocritica.
Come evitare l’age-otori?
- Evitare cambiamenti drastici senza pensarci bene. Ad esempio, provare un nuovo look con simulazioni digitali prima di un taglio di capelli.
- Ascoltare il parere di persone di fiducia. A volte, un cambiamento che sembra una buona idea potrebbe non essere adatto alla propria fisionomia o personalità.
- Accettare gli errori con ironia. Anche se il concetto di age-otori è legato alla paura di sbagliare, imparare a riderci sopra e accettare gli errori aiuta a ridurre l’ansia legata all’apparenza.
Age-otori è un’espressione affascinante che racchiude il timore di peggiorare nel tentativo di migliorarsi. Più di un semplice errore estetico, rappresenta una riflessione sulla nostra percezione di bellezza, sulla paura di sbagliare e sul valore dell’autenticità rispetto al perfezionismo.
Arrivederci alla prossima parola 😉